L’interdisciplinarietà e la contaminazione dei saperi

 

Formare le nuove generazioni

L’interdisciplinarietà e la contaminazione dei saperi

L’interdisciplinarietà e la contaminazione dei saperi per apprendere contenuti e stimolare la creatività

È fondamentale che l’università esca dalla fase dell’ “intelligenza novecentesca” – definizione dello scrittore Alessandro Baricco -  ovvero dalla pura specializzazione per lasciare lo spazio ad una maggiore contaminazione dei saperi. Se negli anni passati qualcosa è stato fatto la strada da percorrere è ancora piuttosto lunga. La ministra Messa ha garantito una maggiore attenzione al problema lasciando più libertà nella scelta delle materie affini e integrative in modo tale da rendere più personalizzabili i percorsi di apprendimento delle studentesse e degli studenti.

Fintanto questo proposito della ministra non si traduce in norme e regolamenti è necessario prevedere da subito un potenziamento dell’offerta interdisciplinare di Ateneo favorendo lo sviluppo di un catalogo di corsi aperti a tutti gli studenti secondo la logica dei “Minor”, da affiancare ai General Courses attualmente presenti. Pur non eliminando la possibilità per gli studenti di scegliere CFU liberi all’interno di tutta l’offerta di Ateneo, i percorsi Minor potrebbero costituire dei pacchetti di corsi messi in comune o sviluppati ad hoc da parte dei diversi corsi di studio e focalizzati su tematiche che possono completare o potenziare i percorso formativi di riferimento (es. gestione di dati, intelligenza artificiale, etica, inclusione sociale, diritti umani, creatività, arte, Humanities, Comunicazione, sostenibilità ed economia circolare, etc.), riconosciuti come CFU curricolari, certificati attraverso gli Open Badge, aperti anche ai percorsi di dottorato.

Azioni

  1. Dar vita ad un catalogo di corsi da proporre agli studenti come minors attraverso l’istituzione di un grup-po di lavoro coordinato dalla prorettrice/prorettore alla didattica. Lo stesso tavolo di lavoro si occuperà an-che del riconoscimento dei CFU legati ad altre attività didattiche complementari (contamination Lab, pro-ject works in cillaborazione con aziende, musei, PA etc.).
  2. Revisione e semplificazione dei processi autorizzativi per la mobilità degli studenti legata alle attività didat-tiche fuori sede anche attraverso capitoli speciali di finanziamento. Riconoscimento del lavoro svolto dai docenti in termini di ore di didattica equivalenti alle ore in aula.
  3. Riconoscere il lavoro dei presidenti di corso di studio attraverso la riduzione del carico didattico e un maggior supporto da parte di PTA dedicato.

    Tempi:



    • Catalogo dei corsi “minors: disponibile a partire dall’a.a. 2022/2023
    • Presentazione dei corsi “minor”: 06/2022
    • Revisione pratiche burocratiche mobilità studenti: 06/ 2022
    • Revisione ruolo dei presidenti di CCS e PTA dedicato: 06/2022

Per implementare un processo che porti a raggiungere risultati concreti riteniamo sia necessario dare compimento ad alcune azioni di promozione e programmazione dell’iniziativa. Per i corsi triennali inserire in modo “vincolato” alcuni corsi di un minor. Per le lauree magistrali incentivare attraverso il riconoscimento di CFU o come percorso professionalizzante la frequenza e il superamento di una eventuale valutazione finale di un corso che provenga dai “minors” complementare alle discipline fondamentali del corso stesso. Cercare di rendere semplice la scelta di tali corsi anche attraverso una semplificazione burocratica (approvazione automatica del piano di studi). Dare supporto gestionale in fase di monitoraggio e gestione dei piani di studio per l’attivazione di tali percorsi. È auspicabile l’integrazione di tali “minors” anche con il percorso del “Contamination” Lab che sta riscuotendo notevole successo tra le studentesse e gli studenti.

È necessario prevedere la promozione della sperimentazione didattica in chiave di active learning in tutte le sue forme come la proposta di elaborare project-work in aula oppure con modalità online, ma anche all’esterno delle aule presso aziende, pubbliche amministrazioni (es. musei, scuole), organizzazioni no-profit. Tale attività va riconosciuta con le stesse modalità della didattica in presenza in aula.

Per fare questo è necessario che sia semplificato il processo amministrativo per la gestione della mobilità degli studenti. Inoltre ricordiamo che la preparazione e la gestione di attività didattica fuori dall’aula richiede tempo e dedizione alla pari e forse in misura maggiore della didattica in aula con la necessità quindi per i docenti di vedersi riconosciute le ore svolte non in aula come attività formativa. È auspicabile che venga prevista l’attivazione di tutor junior (TJ) a supporto di tali attività e soprattutto che sia reso disponibile un budget dedicato per i Presidenti di corso di studio per la mobilità o le iniziative realizzate a livello di corso di laurea. È necessario pensare a capitoli speciali di finanziamento per progetti di didattica innovativa connessa a tematiche specifiche (laboratori o attività di project work in collaborazione con imprese e/o organizzazioni in riferimento alla transizione ecologica, la trasformazione digitale, e-health, ecc.) anche attraverso il coinvolgimento delle imprese e istituzioni del territorio. Al fine di quantificare e rendere rendicontabile il lavoro dei docenti è necessario sviluppare un semplice sistema di misurazione delle ore o dei CFU svolti all’esterno per progetti, con modalità analoghe a quanto avviene per gli stage.

Dobbiamo però, a fronte di un sempre maggior sforzo di coordinamento e gestione dei presidenti di corso di studio, concedere loro un riconoscimento in termini di riduzione del carico didattico e soprattutto potenziare il supporto da parte del PTA, senza però introdurre nuove figure ma valorizzando, potenziando e organizzando il lavoro delle ottime professionalità che nel nostro Ateneo si occupano di didattica in modo altamente competente.