Edilizia

Costruire, rinnovare e rendere più vivibile la nostra casa

Progettare e ripensare gli spazi dell'Università, programmando per tempo

La nostra casa è chiamata a ospitare molte persone che hanno bisogno di spazi diversificati per esprimere tutta la creatività, passione e dedizione che il nostro lavoro richiede. Uffici spaziosi e luminosi; studi adatti alla concentrazione e alla riflessione; laboratori sicuri e adeguati; biblioteche fruibili per la ricerca e la consultazione di testi non sostitutive delle aule studio; aule moderne e attrezzate con dispositivi che consentano la sperimentazione di metodi innovativi per la didattica; aule studio capienti, comode e accoglienti e luoghi per ospitare il lavoro di gruppo delle studentesse e studenti e per le attività delle loro associazioni; verde per respirare; parcheggi per le biciclette e per i mezzi con i quali ci rechiamo nei nostri posti di lavoro ogni giorno.

Il tutto deve essere declinato secondo i temi di maggiore attualità (sostenibilità, efficientamento energetico, circular economy). 

Mai come in quest’ultimo rettorato si è scelto di dare corso ad un massiccio investimento in opere edili per costruire nuove case per il nostro Ateneo. PiaveFutura, Ingegneria presso la Fiera, la nuova sede della Scuola Galileiana, la sede di via Campagnola, la Cittadella dello sport, il Palazzo delle esperienze fanno parte di un piano di investimenti (circa 240 milioni di euro) che il prossimo rettore dovrà iniziare e portare a termine. La pandemia ci obbliga però non tanto a riconsiderare gli impegni e gli investimenti che fanno parte dello sviluppo futuro della nostra Università quanto a, almeno in parte, reimmaginare l’utilizzo finale degli spazi alla luce delle diverse modalità di lavoro emerse dall’esperienza dell’anno scorso, in modo che siano flessibili e resilienti, in grado cioè di accogliere le attività quotidiane e di adattarsi ad eventuali emergenze, allo scopo di favorire una effettiva parità e inclusione.

Inoltre si dovranno progettare e programmare il riuso dei luoghi che l’Ateneo libererà. Il tutto in una visione chiara e concordata con la città, la quale non è solo il luogo che ci ospita ma parte integrante della nostra Università. Questa relazione, che dura da 800 anni, deve essere consolidata e rinnovata secondo una visione che stimoli la crescita reciproca. La creazione dei due nuovi poli ospedalieri di San Lazzaro e Giustinianeo che faranno di Padova e della sua Università il fiore all’occhiello della sanità nazionale e internazionale, devono diventare i laboratori concreti in cui delineare nuove strategie di sviluppo sostenibile della città.

Dal confronto è emersa la difficoltà per molte strutture di attendere il completamento delle opere per soddisfare quelle esigenze di spazi, di laboratori, di aule ormai non più procrastinabili per mantenere un livello di qualità adeguato sia nella didattica che nella ricerca e soprattutto per garantire un ambiente di lavoro in linea con gli standard europei. Oltretutto una efficace politica di reclutamento dall’estero per gli studiosi di chiara fama o per gli ERC, in un Paese che non eccelle nel riconoscimento economico del ruolo dei ricercatori, deve mettere a disposizione spazi e attrezzature che rendano attrattivo lo spostamento verso la nostra Università. È quindi necessario dare vita a una serie di interventi, in ipotesi anche “temporanee” ma disponibili immediatamente!

È necessario per questo programmare nel lungo periodo. Nel tempo dell’intelligenza artificiale non è più ammissibile lavorare costantemente in emergenza. I numeri dei reclutamenti straordinari di ricercatori a tempo determinato di tipo B sono noti da tempo, come le proiezioni del numero di matricole dei prossimi anni nei diversi corsi di laurea; sono quindi note anche le necessità di strutture, spazi per studi e laboratori, personale di supporto alla didattica, alla ricerca e all’amministrazione. Se si programmano in modo efficace le risorse che si renderanno necessarie nei prossimi anni sarà più facile anche fare fronte alle eventuali emergenze e ai «picchi» che per ragioni esogene all’Ateneo si potranno verificare.

In questi anni si è dato più spazio alle nuove opere che all’efficientamento e al recupero dell’esistente. È pertanto necessario partire immediatamente con una indagine delle esigenze di tutte le strutture di didattica e di ricerca, al fine di definire un quadro conoscitivo per formulare un piano immediato per soddisfare necessità di spazi, aule e laboratori. Recupero di spazi abbandonati o sottoutilizzati o adibiti a improbabili magazzini, affitto temporaneo di strutture per consentire di fare fronte alle esigenze nel periodo di costruzione delle nuove opere, modalità smart e a basso costo di sfruttamento temporaneo di spazi di passaggio e scoperti che possono diventare metri quadrati coperti e che possono fungere da polmoni fino al periodo del completamento delle opere in cantiere: tutte possibilità che devono essere poste all’attenzione di un gruppo di lavoro misto che sviluppi subito – ovvero: nei primi due mesi del mandato – un piano spazi di veloce progettazione ed esecuzione.

L’accessibilità e la sicurezza dei luoghi di lavoro devono essere posti come priorità e deve essere previsto un percorso di gestione «commissariale» per arrivare velocemente a coprire tutte le esigenze del nostro Ateneo e completare il percorso già intrapreso nel rettorato in corso. Non trascurabili pure le opere di ristrutturazione e rigenerazione che devono essere eseguite nelle sedi «non centrali» dell’Ateneo. Mi riferisco in particolare ai diversi campus nel territorio veneto come , Agripolis-Legnaro - con la sua corte benedettina che ancora non ha trovato una collocazione finale nelle attività universitarie del campus – Castelfranco Veneto, Conegliano, Chioggia, Monselice, Feltre, Mirano, Montecchio Precalcino, Portogruaro, Rovigo, San Vito di Cadore, Santorso, Treviso, Venezia-Mestre, Vicenza con la nuova sede del DTG, così come le nostre sedi per periodi di studio estivi e/o invernali, ad esempio Bressanone.

Infine è necessario rivolgere maggiore attenzione agli spazi frequentati dalle nostre studentesse e dai nostri studenti. Essi devono diventare luoghi in cui è piacevole trascorrere il proprio tempo, con spazi di convivialità, servizi adeguati, piccole salette riunioni per lavorare in gruppo senza disturbare le attività di studio delle colleghe e dei colleghi. Spazi più ampi di coworking dove possono trovare alloggio le attività creative per lo sviluppo delle soft skills tanto ricercate dal mondo del lavoro. Luoghi per esercitare attività sportive, come il CUS, un nuovo o rinnovato teatro che possa fungere da casa della creatività e dell’arte per tutti e per tutte.

A metà maggio, dopo la fase di ascolto, ognuno dei seguenti punti diventerà un capitolo del programma. Dove sarà possibile verranno indicate con precisione azioni, tempi di esecuzione, budget finanziario e risorse umane dedicate.


Inviaci le tue proposte
1
Ridefinizione del piano di costruzione di Ateneo alla luce delle nuove modalità di lavoro agile post-pandemia

2
Programmazione a lungo periodo al fine di evitare di lavorare sempre in emergenza

3
Un piano di sviluppo di spazi a «basso costo» e a fruizione nel breve per far fronte alle esigenze immediate

4
La cura delle diverse sedi esterne a Padova, patrimonio del nostro Ateneo

5
Sicurezza prima di tutto: piano di messa a norma di tutte le aule e i laboratori

6
Aule studio da riprogettare e ristrutturare in modalità smart

7
Spazi e luoghi per il benessere e per la creatività