Nuovi spazi…… ora e tutti i giorni

 

Edilizia

Nuovi spazi…… ora e tutti i giorni

Il futuro è roseo ma il nostro Ateneo vive nel presente e ha bisogno di aule, laboratori, uffici, nuovi spazi…… ora e tutti i giorni

In questi anni si è pensato di più a quello che sarebbe stata la nostra casa nel futuro, piuttosto che a quello che invece sarebbe da fare per rendere fruibili e adatti ora gli spazi di lavoro di tutti i giorni.

A fronte di esigenze contingenti che derivano da una non sufficiente programmazione fatta in questi anni e che ci vede dover affrontare situazioni emergenziali ogni giorno, ci sono state poche azioni volte a riqualificare l’esistente, all’allargamento degli spazi di lavoro, alla gestione della sicurezza degli ambienti di lavoro e delle aule, di un uso razionale degli spazi, anche quelli dismessi che spesso sono sottoutilizzati solo per mancanza di tempo o di buona volontà.

Di seguito vogliamo discutere alcuni casi solo a titolo di esempio di come si possano trasformare efficacemente e rapidamente alcuni spazi esistenti del nostro Ateneo, traendone vantaggio per tutti e in particolare per chi in questi spazi ci studia e ci lavora.

 

RIUSO

Come più volte ribadito negli ultimi anni l’Ateneo ha investito molte risorse nella costruzione di nuovi spazi (didattica, ricerca, studio). Ora è necessario avviare un importante programma per razionalizzare quelli esistenti. Vecchi edifici e strutture obsolete, così come ambienti inutilizzati o sottoutilizzati devono trovare nuove funzioni all’interno di una nuova visone in cui il nuovo e l’esistente concorrono a costruire l’Ateneo del futuro.

L’attenzione al tema del riuso degli edifici dismessi o sotto utilizzati si ricollega a quanto previsto dagli obbiettivi dell’Agenda 2030 e consente all’Università di Padova di diventare un laboratorio per mettere a fuoco visioni e sperimentare strategie innovative.

Per fare questo è necessario tuttavia un censimento di tutti gli edifici, gli spazi e gli ambienti vuoti o inutilizzati. Successivamente deve essere avviato un piano generale degli spazi attento alle esigenze degli studenti e dei docenti, che verranno coinvolti attraverso specifiche campagne di ascolto e sondaggi. L’obbiettivo è la costruzione di uno spazio universitario armonioso, nel quale il vecchio e il nuovo si completino a vicenda.

Razionalizzazione: le esigenze della vita accademica (studenti e docenti) necessitano di nuovi ambienti. Questi possono essere ottenuti semplicemente ripensando quelli esistenti: laboratori non più utilizzati perché obsoleti e non a norma possono diventare nuove aule laboratorio o spazi comuni per riunioni dei ricercatori in presenza e a distanza; i vecchi ambienti rigidi possono essere riutilizzati in maniera flessibile con soppalchi o partizioni leggere per accogliere funzioni diversificate anche nel tempo.

Riuso: il riuso degli edifici dismessi rimane una delle sfide più attuali anche nell’ottica della circular economy, paradigma che caratterizza le nuove sfide per il 2050. Il progetto dei due nuovi poli ospedalieri universitari (di San Lazzaro e Giustinianeo) deve comprendere quello del riuso delle strutture più vecchie attraverso un processo condiviso con la città e le sue istituzioni. Anche in questo caso l’Università deve diventare il luogo di sperimentazione di nuove strategie di rigenerazione urbana e di riqualificazione architettonica.

Sicurezza: la sicurezza degli ambienti di lavoro è centrale per ogni Ente e Amministrazione. Nel caso dell’università il problema è ancora più sentito: le diverse attività (didattica, sperimentazione, studio) generano una varietà di ambienti (aule, laboratori, biblioteche, mense) con differenti esigenze. L’attenzione agli edifici esistenti deve quindi trasformarsi in una pratica virtuosa di gestione degli ambienti e degli spazi dell’Ateneo, anche in termini di sicurezza sanitaria.

 

SOSTENIBILITA’

L’Università in quanto luogo di formazione superiore non solo deve insegnare ma deve anche rimanere la guida e il riferimento per l’intera società. Il tema della sostenibilità ambientale rimane uno dei cardini per lo sviluppo futuro della città, ma rimane ancora molto da fare dal punto di vista operativo, soprattutto nelle azioni quotidiane.

Il grande ripensamento degli spazi esistenti, la loro razionalizzazione o ri-funzionalizzazione, deve necessariamente essere accompagnato dallo sviluppo di buone pratiche e di azioni volte ad una migliore gestione delle risorse e la riduzione degli sprechi. L’Ateneo si deve far carico di attivare tutte le misure e gli strumenti affinché la parola “sostenibilità” non rimanga un semplice slogan.

Le diverse attività svolte nei luoghi dell’Università rappresentano una sezione tipo delle problematiche legate alla sostenibilità, nella quale le strategie e le soluzioni possono diventare un volano per l’intera società, attraverso quel ruolo “didattico collettivo” che da sempre l’Università svolge.

La volontà di aprire sempre di più l’Università alla città modifica necessariamente i tempi dell’utilizzo dei suoi spazi e, quindi delle risorse (acqua, luce, energia elettrica, riscaldamento e raffrescamento). Attualmente queste vengono gestite non solo con strumenti obsoleti ma anche secondo modalità d’uso che non sono più in linea con l’idea stessa di sostenibilità. In particolare il ricorso alle più moderne tecnologie domotiche ed informatiche consentirà di rendere la nostra casa “intelligente”, capace di illuminare, riscaldare o raffrescare, quando ce n’è bisogno. È necessario sostituire il modello di gestione centralizzato con quello periferico, in grado cioè di assecondare le necessità dei differenti utenti.

Accanto a questi strumenti innovativi è necessario tuttavia continuare il percorso di formazione e informazione del personale, degli studenti e dei docenti, potenziandolo dove necessario attraverso precise attività (visite tecniche, incontri, materiale informativo) con cui spiegare le ragioni profonde e gli obbiettivi importanti della sostenibilità. Questo può diventare la base per un percorso più ampio e inclusivo che coinvolga anche l’intera città, con cui declinare i temi della sostenibilità ambientale dall’edificio all’intero organismo urbano.

 

ADAPTIVE SPACES

Le attività quotidianamente svolte dalla comunità universitaria richiedono ambienti diversificati: didattica, studio e ricerca devono sempre di più ibridarsi con le nuove forme di aggregazione, dalle meeting room al co-working, dagli spazi per l’attività fisica a quelli della convivialità. Questo tuttavia richiede il superamento di una visione statica dove le diverse funzioni sono eccessivamente separate, a favore invece di una visione dinamica, aperta e inclusiva capace di trasformare gli spazi in luoghi.

Per raggiungere questo obbiettivo è necessario declinare i diversi ambienti con un approccio flessibile in grado di regolare lo svolgimento delle diverse attività nello spazio e nel tempo. L’adattabilità dei luoghi consentirà non solo di impiegarli al meglio durante l’anno ma anche di far fronte ad emergenze come quella sanitaria che stiamo ancora vivendo. Il miglioramento della qualità dei luoghi della didattica e della ricerca può promuovere l’immagine stessa dell’Università e attrarre così nuovi studenti, ricercatori e professori a livello nazionale e internazionale.

Studio: alla tradizionale stanza monofunzionale si propone un luogo accogliente e diversificato dove si possano svolgere insieme le attività di studio e lo scambio di idee, nel rispetto reciproco. Oltre alle postazioni di studio vere e proprie saranno presenti anche altri ambienti separati nei quali gli studenti potranno socializzare nelle pause ricreative.

Didattica: l’aula deve rimanere il principale luogo di trasferimento della conoscenza agli studenti, ma allo stesso tempo si deve promuovere la didattica innovativa, che fa uso della tecnologia. Alle aule per le lezioni frontali è necessario affiancare aule laboratorio (active classrooms) per attività di gruppo e in cui la loro flessibilità di impiego consente di dare spazio al confronto tra i soli studenti e tra studenti e docenti.

Ricerca: l’attività della ricerca è costituita da un’alternanza di momenti individuali e collettivi. La recente emergenza sanitaria ha mostrato l’insostituibilità di questi ultimi nella qualità del lavoro. Accanto agli studi di docenti e ricercatori è necessario aggiungere luoghi di aggregazione, nei quali poter scambiare idee e opinioni, ospitando colleghi e colleghe anche di altri Dipartimenti per promuovere l’interdisciplinarietà della ricerca.

COMMON SPACES

La vita e le attività nell’Università si svolgono anche in spazi collettivi, luoghi di incontro e socializzazione, attraverso i quali si consolida il secolare legame tra la città e l’Ateneo. La caratteristica policentricità di quest’ultimo favorisce l’intersezione alla macro scala, mentre ogni Dipartimento vive un rapporto particolare con una parte della città, dal centro storico, alla prima e seconda periferia. Questo schema si ripete anche in altri contesti diffusi in gran parte del territorio veneto come la sede di Vicenza, Argripolis,  Conegliano e Chioggia solo per citarne alcune.

I recenti avvenimenti legati all’emergenza sanitaria Covid hanno evidenziato quanto siano importanti gli spazi della città e quelli dell’Università che compenetrandosi quotidianamente, formano un caleidoscopico universo che arricchisce entrambe. Allo stesso tempo è stato possibile intuirne alcune potenzialità degli spazi all’aperto dell’università che possono diventare non solo luoghi di incontro e socialità – come un rivitalizzato Teatro Ruzante che andrebbe riportato alle sue funzioni originali come descritto nella sezione dedicata alla didattica – ma anche elementi flessibili per assorbire eventuali necessità temporanee (lavori alle strutture didattiche), diventando una risorsa vitale per la vita dell’Ateneo.

Luoghi urbani: L’Università, con la sua molteplicità e la complessità degli spazi e dei percorsi (comuni e pubblici, aperti e chiusi, privati e collettivi), costituisce di fatto una città “in miniatura”, dove è possibile sperimentare la gestione dei luoghi di lavoro, di socializzazione, gli spazi di passaggio e di studio che si trasformano in casi studio con cui visualizzare le criticità e le problematiche della città “a scala reale”.

Luoghi all’aperto: la presenza di numerosi ambiti (cortili, giardini, chiostri) all’aperto ma interni all’Ateneo ora sottoutilizzati suggerisce una loro trasformazioni in luoghi sia per una didattica innovativa e inclusiva, sia per consentire agli studenti di svolgere attività organizzate e gestite da loro (spettacoli, assemblee), nei quali incontrare anche la città e il territorio, ad esempio la corte Benedettina di Legnaro in Agripolis.

Luoghi al coperto: a seconda delle necessità della didattica e della gestione degli spazi dell’Ateneo, questi ambienti all’aperto possono essere coperti con strutture leggere e removibili. In questo modo l’intera Università diventa un luogo aperto e flessibile, caratterizzato da una nuova permeabilità con gli spazi urbani nello spazio e nel tempo.