Programmazione, programmazione e programmazione

 

Edilizia

Programmazione, programmazione e programmazione

Programmazione, programmazione e programmazione le tre parole fondamentali per far crescere in armonia la nostra casa

Un ecosistema complesso e in continua evoluzione come il nostro Ateneo ha bisogno di prevedere i suoi fabbisogni con grande anticipo e di programmare interventi che da una parte mantengano in efficienza e sicurezza le strutture esistenti e dall’altra facciano fronte al bisogno di nuovi spazi per lo sviluppo futuro della nostra casa.

Queste semplici considerazioni si traducono in due sole parole: programmazione strategica e pianificazione degli interventi.   

In questi anni queste due parole sono sempre più divenute sbiadite e hanno lasciato il posto alla parola emergenza, che fa del nostro Ateneo una struttura sempre in affanno.

Si sono definiti piani di investimento legati più ad opportunità contingenti che ad una seria analisi del piano strategico di Ateneo, del suo sviluppo nei prossimi anni e di quello che sarà necessario avere per farlo tornare ad essere attraente e funzionale.

In questi anni sono stati impegnati e pianificati alcuni interventi importanti come Piavefutura, Ingegneria in fiera, Via Campagnola, ma il tutto senza anteporre agli investimenti una visione organica, di insieme, che faccia capire dove la nostra università vuole arrivare tra dieci, quindici, vent’anni.

Questo per me è programmazione e pianificazione. Partire da una visione di università proiettata nel futuro e da quella decidere quali investimenti operare, su quali infrastrutture puntare, a quali ristrutturazione e modifiche fare riferimento. Senza questa visione e pianificazione si rischia sempre di mettere delle “pezze” emergenziali che non risolvono i problemi di carenza di spazi e di ammodernamento degli stessi.

La prima cosa da fare è quindi quella di proiettare la nostra università nei prossimi vent’anni e da lì partire per capire i reali fabbisogni mettendo al primo posto gli investimenti in capitale umano e nel suo benessere sia durante le ore lavorative che nei periodi di svago. L’Università non è una società immobiliare, ma anzi gli immobili sui quali investe debbono essere solo funzionali alle attività che le persone sono chiamate a svolgere nel loro ruolo di ricercatrici e ricercatori, di docenti, di personale tecnico ed amministrativo e di studentesse e studenti. È a loro che dobbiamo pensare quando pianifichiamo e agli spazi funzionali per rendere più piacevole la loro attività lavorativa, di ricerca e di studio.

Azioni

  1. Redigere un inventario degli spazi tramite personale e software dedicato che ponga in evidenza in modo chiaro e condiviso le assegnazioni, le esigenze e le necessità future di ogni struttura
  2. Operare su un piano strategico di Ateneo che ponga al centro le esigenze di ristrutturazione, manutenzione e costruzione di nuove strutture nei prossimi dieci-quindici anni
  3. Pensare allo sviluppo del nostro Ateneo in funzione del numero di ricercatrici e ricercatori, docenti e personale tecnico ed amministrativo, studentesse e studenti che ne faranno parte nei prossimi anni per far fronte con largo anticipo alle necessità di spazi di tutti i tipi: laboratori, aule, uffici e spazi di co-working
  4. Potenziare le strutture preposte alla manutenzione, ristrutturazione e costruzione di nuovi spazi con attenzione al decentramento di alcune funzioni, secondo un modello Hub&Spoke (Centro di smistamento e strutture di raccordo)

Questa premessa è d’obbligo in quanto necessaria per comprendere anche quello che verrà esposto in seguito.

È fondamentale quindi partire da una mappatura dell’esistente, da una classificazione dei vari utilizzi degli spazi, dalle attuali necessità e soprattutto da una pianificazione per il futuro.

La pianificazione deve tenere conto dei servizi che devono essere in carico ai dipartimenti e di quelli che sono collocati invece nella sede centrale, delle necessità didattiche con proiezioni legate allo sviluppo dei corsi di studio anche in funzione delle politiche di internazionalizzazione in atto e alle politiche di reclutamento sia in atto che future. Programmazione vuol dire anche rivedere l’utilizzo degli spazi in funzione delle nuove necessità sia in ambito ricerca che didattica.  Infine va ripensata anche la funzione degli spazi in un’ottica di ristabilire, con più forza di prima, la dimensione di relazioni sociali che la nostra università deve offrire, sia durante le ore lavorative che anche al di fuori di esse. Benessere dell’ambiente di lavoro è anche creare spazi per la socialità, per lo sport e per le attività culturali. Il nostro Ateneo in questo può fare molto come deve ancora fare molto nell’ambito dell’ospitalità verso studentesse e studenti e verso colleghi che vogliono passare periodi di studio o di insegnamento presso la nostra università. Nei prossimi anni il PNRR metterà a disposizione fondi proprio dedicato a questo capitolo e il nostro Ateneo dovrà essere pronto a tradurre i fondi in opere.

Per questo è necessario potenziare le aree e gli uffici preposti alla manutenzione degli spazi esistenti, alla loro riconversione e alla costruzione di nuovi spazi. Il personale che attualmente opera in questi ambiti è abbondantemente insufficiente e se si vuole essere veloci ed efficienti bisogna programmare fin da subito il fabbisogno di risorse umane per far fronte agli enormi sforzi cui dovremo far fronte nei prossimi anni per far diventare realtà quello che per ora rimane sulla carta.

Infine l’edilizia è anche gare d’appalto, gestione di imprese di piccole e medie dimensioni, seguire e dirigere i lavori. Tutte attività che hanno bisogno di procedure amministrative snelle, personale preparato e soprattutto competenze. La semplificazione e il coraggio interpretativo delle procedure d’appalto è il primo passo per rendere efficiente questo processo.