Ricerca di base: specificità, interdisciplinarietà, biodiversità

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La ricerca al centro

La ricerca di base

La ricerca di base in un grande ateneo. Specificità, interdisciplinarietà, biodiversità

In un’università pubblica e generalista come la nostra, che riunisce al suo interno uno spettro assai ampio di discipline, l’organizzazione della ricerca deve tenere conto delle differenti identità delle aree scientifiche. In ognuna di esse, infatti, la ricerca vanta pratiche composite e risponde a parametri in gran parte diversi. L’area che potremmo definire umanistica e delle scienze sociali, come le altre dell’Ateneo, presenta un’indubbia specificità. La parola non va intesa in senso cautelativo o peggio conservatore: non parliamo di un’area da proteggere, ma da incentivare e valorizzare. Per farlo, però, è necessario aderire a criteri di comprensione e di valutazione specifici, conformi all’area stessa.

Si prenda ad esempio il tema dell’interdisciplinarietà: la collaborazione tra due storici, della letteratura e dell’arte, che si trovino a esaminare un medesimo oggetto culturale può essere estremamente virtuosa, ma non può avere le stesse caratteristiche applicative di uno studio condotto, mettiamo, da un chimico e da un ingegnere. Non per questo tale ricerca dovrà scontare una differenza di punteggio in sede di valutazione, come accade con strumenti nazionali come la VQR; al contrario, i risultati andranno giudicati secondo i principi propri di quelle discipline, come avviene in ambito europeo per il macrosettore SH.

Alla specificità delle singole aree e alle loro virtuose contaminazioni interdisciplinari va aggiunto il tema della biodiversità. La ricchezza dell’offerta disciplinare del nostro ateneo è di per sé una straordinaria risorsa: invece di stilare delle graduatorie di merito, discutibili data l’eterogeneità dei criteri adoperati, una buona valutazione deve sapere individuare le aree di criticità e garantirne eventualmente la ripresa.

Azioni

  1. Aprire un tavolo di lavoro plurale, con rappresentanti di aree bibliometriche e non, chiamato a dare vita alla proposta di un diverso metodo di valutazione, capace di ripensare i meccanismi della VQR. Per modalità e tempistiche si veda la sezione riguardante la valutazione della ricerca
  2. Dare vita ad un tavolo di lavoro che abbia come scopo quello di valutare gli attuali sistemi di assegnazione dei fondi ai vari dipartimenti, alla luce anche delle specificità e dei bisogni delle diverse macroaree (strumentazioni, personale, viaggi, consultazione di archivi e testi antichi, etc.)

    Tempi:

    • Creazione del tavolo di lavoro sulla rivisitazione dei criteri interni di assegnazione delle risorse e sulla creazione di nuovi strumenti di sostegno alla ricerca: 12/2022
    • Restituzione dei risultati del tavolo: 06/2023

Occorre evitare che specificità, interdisciplinarietà, biodiversità rimangano concetti astratti. Bisogna riflettere invece sugli effetti pratici, che concernono, in primo luogo, le modalità di finanziamento interne all’Ateneo. Discipline diverse prevedono diverse forme di organizzazione della ricerca, per quanto riguarda sia le risorse necessarie, sia i risultati ottenuti; ma è fuori luogo pensare che tale diversità sia agilmente riportabile su una scala numerata.

Per sviluppare un progetto di eccellenza, uno storico non avrà bisogno di costose strumentazioni, ma ciò non significa che la sua ricerca sia a costo zero. Al contrario, si renderà necessario studiare un’enorme mole di fonti inedite, distribuite in luoghi molto diversi tra loro (biblioteche e archivi in Paesi e continenti diversi), quindi raccoglierle in un corpus coerente (repertori, banche date) e infine analizzarle alla luce di criteri avanzati (quantitativi e qualitativi). Ciò significa assumere personale altamente qualificato, in numero congruo, e garantire un budget adeguato per spostamenti e missioni di lungo periodo, come avviene infatti nella ricerca di frontiera europea.

Anche i prodotti della ricerca avranno caratteristiche dissimili. Le scienze umane non sono un settore bibliometrico; i contributi a più mani non sono la prassi, né vige la consuetudine del “primo autore”. Gli studi interdisciplinari in area umanistica, con le risorse adeguate, coinvolgono esperti che pubblicano, come singoli autori, i risultati dei loro casi di studio inerenti aspetti specifici del tema comune, ma è chiaro che una monografia pubblicata dal PI, qualora tenga conto della molteplicità dei dati e li faccia opportunamente interagire, avrà in termini scientifici un valore enormemente superiore al singolo contributo. Studi di questo tipo richiedono tempi lunghi: una logica quantitativa, che vada a misurare il numero di contributi per anno, è dunque del tutto fuorviante.