La valutazione della ricerca come strumento di crescita

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La ricerca al centro

La valutazione della ricerca

La valutazione della ricerca some strumento di crescita di giovani e Atenei. Una proposta della nostra università per tutte le università

La raccolta di dati per la VQR 2015-2019, appena conclusasi, ha riportato in primo piano l’importanza concettuale e la rilevanza pratica della valutazione della qualità della ricerca. L’attuale impianto, ideato e gestito dall’ANVUR, è stato e continua ad essere criticato sia dai ricercatori del nostro Ateneo che a livello nazionale. Il sistema di valutazione, nonostante le modifiche succedutesi nel tempo, a volte in modo contradittorio, viene percepito come un mero esercizio numerico, basato su algoritmi poco chiari ma dall’impatto significativo e crescente sulla quota premiale del Fondo di Finanziamento Ordinario. Analoghe considerazioni valgono anche per i criteri delle abilitazioni nazionali.

Sul tema della valutazione della qualità della ricerca, sia a livello locale che nazionale, assistiamo a discussioni prettamente tecniche, e a volte opportunistiche, volte solo a migliorare le prestazioni, con un delicato equilibrismo fatto di numeri di pubblicazioni, di quali e quanti e quali ricercatori coinvolgere nella valutazione, nelle modalità di pesatura dei diversi contributi.

Sono invece finora in gran parte mancati dibattiti e discussioni che pongano l’accento sull’essenza della valutazione ovvero se il metodo attuale sia effettivamente efficace per valutare la qualità della ricerca di un Ateneo come il nostro che spazia dalla fisica nucleare, alle scienze della vita fino alla filologia classica, nel ricercare e individuare le eccellenze vere, come pure nel riconoscere le sacche di improduttività, non a fini punitivi ma per mettere in campo politiche virtuose.

In sede nazionale sono state alcune a forme di protesta (vedi i 1500 firmatari di un documento dal titolo “Disintossichiamoci: un appello per ripensare le politiche della conoscenza”), mentre in altri paesi europei ed extraeuropei la discussione ha portato a mettere in discussione il sistema attualmente prevalente, ma nello stesso tempo ad avanzare delle proposte di soluzioni alternative: DORA, Manifesto di Leiden, The Metric Tide, nuovi piani della valutazione della ricerca dell’università di Ghent e dell’università di Bath, il documento sul tema dell’ EUA – European University Association.

Azioni

  1. Costituire un tavolo di lavoro multidisciplinare, con componenti di aree bibliometriche e non, che analizzi in forma critica i criteri di valutazione della VQR alla luce anche delle esperienze di altri paesi europei (Regno Unito, Belgio, Francia, Olanda etc.). Proposta di un metodo alternativo per la valutazione della qualità della ricerca con relativi passaggi presso gli organi accademici. Confronto con altri Atenei simili al nostro per dimensioni e copertura disciplinare

    Tempi:

    • Costituzione del tavolo di lavoro: 06/2022
    • Conclusione del tavolo di lavoro e proposta: 12/2022

  2. Sperimentazione del nuovo metodo di valutazione mediante l’utilizzo dei dati della VQR 2015-2019 e confronto con i risultati ottenuti dalla VQR dell’ANVUR. Valutazione critica dei risultati

    Tempi:

    • Sperimentazione del nuovo metodo: 06/2023
    • Valutazione critica dei risultati: 09/2023

È arrivato quindi il momento di proporre un metodo diverso piuttosto che subire in modo supino logiche che portano alla rincorsa ai numeri per avere una fetta più grande, di una torta sempre più piccola, rispetto ad altre università italiane. Rincorsa, questa, che ha portato ad effetti distorsivi tali da portare prestigiose riviste a parlare addirittura di “doping citazionale”.

Io penso che l’Ateneo patavino debba sperimentare nuove modalità per la valutazione del lavoro delle ricercatrici e ricercatori; un metodo che possa tener conto delle specificità presenti in Ateneo e che non sia una mera applicazione di un algoritmo privo di qualsiasi componente soggettiva e di una strategia che sia indipendente dai risultati immediati secondo la visione di ANVUR.

Un metodo che sia anche una guida per le giovani generazioni di ricercatrici e ricercatori andando al di là del riconoscimento del valore attraverso l’ossessione del numero - dell’indice di Hirsch, del numero di citazioni, dell’impact factor della rivista sulla quale viene pubblicato il lavoro, del numero di pubblicazioni per anno, etc - ma che si basi sulla vera qualità del lavoro che spesso per essere riconosciuta tale ha bisogno di tempo, talvolta asincrono con i tempi richiesti dalla carriera nelle università-aziende.

Un metodo che unisca alle metriche (meglio sarebbe chiamarle indicatori), la affidabile e consolidata pratica del mondo scientifico della “peer review”, contemplando anche le ricerche “curiosity driven” difficilmente in grado di produrre effetti immediati ma potenzialmente rivoluzionarie. L’ambizione è quella di sviluppare, sperimentare e applicare, solo dopo un’ampia e condivisa discussione, un nuovo modello di valutazione della qualità della ricerca da esportare a tutte le università italiane.

Questo è il ruolo delle università libere e del futuro: proporre, discutere, progettare, sperimentare, non subire in modo passivo! Questo è quanto ci si aspetta dal nostro Ateneo, finora sempre in grado di eccellere nei processi di valutazione e quindi nella posizione di avere un ruolo di protagonista nella definizione delle future modalità di valutazione della qualità della ricerca.