Decisioni condivise e discusse con largo anticipo

 

Semplificazione

Decisioni condivise e discusse con largo anticipo

Decisioni condivise e discusse con largo anticipo in un nuovo modello che guardi più ai contenuti che al formalismo

Il nostro Ateneo, come tutte le università italiane, è una macchina complessa che ha in sé diversi gradi decisionali e passaggi burocratici che talvolta portano a far passare in secondo luogo i contenuti delle decisioni rispetto alle procedure con le quali si perviene alle decisioni stesse.  

Molto spesso poi i naturali passaggi (nella didattica ad esempio si hanno passaggi che comportano decisioni dei consigli dei corsi di studio, approvazione della commissione didattica, passaggio per il consiglio di dipartimento e infine un passaggio in Senato accademico) hanno bisogno di tempo, tempo che ormai è sempre meno disponibile e non lascia lo spazio necessario per la meditazione sulle scelte più o meno opportune, il confronto, l’analisi, tutte azioni che hanno bisogno invece di iterazioni, di approssimazioni successive.

La discussione su temi strategici deve quindi essere avviata con largo anticipo, serve una programmazione delle principali scadenze da far pervenire ai dipartimenti con cadenza perlomeno annuale e soprattutto una programmazione che lasci il dovuto tempo per far maturare le decisioni più importanti. Programmazione è l’azione di cui ha più bisogno il nostro Ateneo; ci si è lasciati travolgere dalla fretta di arrivare ad un risultato, magari anche non proprio eccellente, l’importante che si arrivasse al risultato, che lo si potesse comunicare. E poi se le conseguenze non sono quelle che ci si aspettava allora si ricomincia. Porto solo l’esempio del reclutamento per chiara fama e degli ERC dall’estero. Ottime intenzioni, azione fondamentale per far crescere anche le potenzialità del nostro Ateneo e soprattutto portare contaminazione con altre università, con altri paesi. Abbiamo comunicato molto e creato grandi aspettative che però non hanno avuto un seguito dal punto di vista pratico. I ricercatori e ERC che sono venuti nel nostro Ateneo hanno avuto quasi tutti grandi difficoltà organizzative, poca disponibilità di spazi e mezzi, burocrazia eccessiva al punto che se viene chiesto loro da colleghi all’estero un consiglio se venire a “spendere” i loro fondi per progetti di ricerca a Padova, spesso la risposta non è positiva. Talvolta le posizioni “imposte” ai vari dipartimenti hanno creato anche qualche situazione di attrito, di confusione. Era necessario approfondire il malessere e non far ricadere tali situazioni solo sui dipartimenti, ma capire a fondo le ragioni delle difficoltà.  Programmare vuol dire prevedere anche le conseguenze di scelte prese con poco confronto, calate dall’alto, meditate poco e delle quali non si sono previste le conseguenze.

Azioni

  1. Rendere una prassi la programmazione delle delibere più comuni per dare l’opportunità ai diparti-menti e ai consigli di corso di studio di discutere con anticipo e ampiezza problemi e nuove proposte  
  2. Dar vita ad un tavolo delle riforme che abbia lo scopo di semplificare il parco dei regolamenti e li-nee guida del nostro Ateneo e che si faccia carico di una eventuale proposta di modifica dello Statuto

Le decisioni importanti hanno bisogno anche di gruppi di lavoro che istruiscano i contenuti e le modalità operative delle azioni, che li presentino in tutte le loro opportunità e criticità, che si facciano carico di discuterne con i vari organi di governo e le comunità del nostro Ateneo, ad iniziare dai dipartimenti.

Non si possono prendere decisioni importanti per il futuro dell’Ateneo solo in seno alla governance, solo con lo scambio di idee tra poche, sempre le stesse, persone. E soprattutto non si possono prendere decisioni strategiche con la fretta dell’approvazione degli organi per far diventare operative tali scelte da subito.

Penso che il nostro Ateneo abbia bisogno di creare un nuovo modello di processo decisionale e che questo non debba essere solo osservante delle attuali leggi e regolamenti, ma che invece debba essere capace di aggiungere una componente di sostanzialità ai processi, una maggiore condivisione della base. Non si può essere convinti che una decisione sia stata presa in modo corretto e condiviso solo per essere stata fatta passare per le approvazioni formali degli organi; questo è formalismo non sostanza. Nei prossimi anni saremo chiamati a scelte strategiche che non possono, in una struttura democratica come deve essere un Ateneo e dove il rettore è “primus inter pares” prescindere da una grande condivisione di contenuti e di visione.

Se da una parte vanno rimessi in discussione i processi decisionali attraverso un maggior coinvolgimento della base dell’Ateneo con azioni aggiuntive rispetto a quanto previsto, dall’altra una riflessione profonda deve essere fatta sull’opportunità di rendere, anche nella forma statutaria, più condiviso questo processo. Dopo dieci anni di uno statuto creato per la necessità di recepimento della legge Gelmini, riterrei necessario dare vita ad un nuovo statuto, in linea anche con le nuove modalità decisionali e le possibilità di maggior coinvolgimento della base anche attraverso l’uso della tecnologia.