Sostenibilità, inclusione sociale e welfare

La nostra università come la casa per le studentesse e gli studenti

La nostra università come la casa per le studentesse e gli studenti, un luogo dove si studia bene, ci si diverte, e si coltivano sane relazioni sociali

Abbiamo toccato dolorosamente con mano che le norme sul distanziamento fisico, di cui abbiamo fatto esperienza in questo periodo che dura ormai da oltre un anno, possono contribuire a limitare il contagio sanitario, ma anche a rafforzare quei fattori di rischio sociale che caratterizzano la vulnerabilità familiare. Come indicano gli studi sulle adverse childhood experience (ACE) e sulla resilienza, sappiamo che si tratta di rispondere al bisogno di immunità con la communitas, di controbilanciare i fattori di rischio con un’iniezione di fattori di protezione quali la prossimità sociale, la continuità dei legami educativi, la messa in circolo di un vasto insieme di azioni e beni relazionali volti a condividere il difficile compito dell’educazione e della crescita dei nostri figli e dei giovani.

A queste istanze dovranno rispondere le politiche di Welfare di Ateneo dei prossimi anni.

 

I primi destinatari delle politiche di welfare del nostro Ateneo sono le persone che più hanno subito questa situazione di distanziamento e di privazione di relazioni sociali ovvero le studentesse e gli studenti. Dovremmo partire da una considerazione molto semplice: ogni studentessa e ogni studente devono essere presi sul serio, ascoltati e rispettati.

A tal proposito vanno migliorati tutti i sistemi adibiti a dare informazioni di ogni tipo agli studenti, sia italiani che stranieri, che frequentano il nostro Ateneo. Questo va fatto in relazione alle formalità amministrative quotidiane come l’accesso ai servizi pubblici, le informazioni sui servizi sanitari (che sono cruciali in questo periodo pandemico), lavoro per gli studenti, sussidi per gli alloggi, mense, attività sportive e tutto questo con particolare attenzione agli studenti stranieri.

Una attenzione particolare va dedicata all’ampliamento al diritto allo studio attraverso un servizio di supporto alla presentazione della documentazione  necessaria all’ottenimento degli esoneri o delle borse di studio, una maggiore disponibilità di mense soprattutto nei campus distanti dal centro cittadino come Agripolis e Vicenza, una maggiore disponibilità di aule studio che consentano loro anche di poter lavorare in gruppo e fruire di momenti di relax (angoli caffè e adibiti al consumo di cibi e bevande).

Diritto allo studio vuol dire anche ampliare il numero di borse di studio e abbassare le tasse per un sempre maggior numero di studenti. Da questo punto di vista il nostro Ateneo dovrà intercettare tutti i finanziamenti disponibili sia a livello nazionale che regionale per fare in modo che il numero di studenti a esonero totale aumenti sempre di più anche sfruttando i finanziamenti e le misure previste dal PNRR.

A fianco delle lodevoli iniziative che hanno portato alcuni buoni risultati vanno aggiunti i seguenti servizi specifici per le studentesse e gli studenti.

 

 

- welfare teams dedicati e un programma di mentoring per discutere soluzioni appropriate e personalizzate in casi specifici, informare rispetto alle fonti di supporto disponibili;

- punti di ascolto per offrire indicazioni, supporto e consulenze rispetto a problematiche relative alle difficoltà accademiche e quindi alla prevenzione dei drop out, alla salute mentale, alla gestione finanziaria, ecc.

- prevedere una figura del Residential educator all’interno delle residenze universitarie dell’Ateneo: queste non devono essere solo degli alloggi, ma dei luoghi di vita in cui gli studenti possano sentirsi a casa e trovare le migliori condizioni per studiare e costruire una esperienza di crescita, sul modello dei College inglesi. Anche il peer to peer tutoring è una metodologia che ha dato ottimi risultati rispetto a questo. In questo modo di interpretare il welfare per le studentesse e gli studenti possono quindi essere valorizzati gli studenti stessi.  Per garantire questi servizi si può immaginare, cioè, una forma di welfare generativo: gli studenti si ingaggiano in percorsi di volontariato e, appunto, engagement sociale, che contribuiscono alla loro formazione, alla loro socialità (si pensi ai club inglesi) e allo stesso tempo contribuiscono alla realizzazione di suddetti servizi.

Si può pensare di prevedere che alcuni CFU vengano riconosciuti per le attività cosiddette CAS (Creativity, Action, Service): ad ogni studente è richiesto, per potersi laureare, un certo numero di crediti che attestino il suo impegno in alcuni ambiti così definiti:

Creativity: attività artistiche, letterarie, musicali, teatrali, ecc.;

Action: ossia attività sportive

Service: ossia attività di impegno volontario sociale anche attraverso attività di “peer tutoring”.

Per quanto riguarda le attività sportive per studenti e docenti riteniamo di dover proseguire e potenziare quanto fatto finora che si è dimostrato di ottima qualità, fruibilità e visione.