La nostra università si prende cura delle persone e dei giovani che ci lavorano

 

Sostenibilità, inclusione sociale e welfare

La nostra università si prende cura delle persone e dei giovani che ci lavorano

La nostra università si prende cura delle persone e dei giovani che ci lavorano

Avendo cura di garantire il benessere di ciascun individuo nel proprio ambiente di lavoro è opportuno porre attenzione in modo particolare a chi deve conciliare il lavoro con gli impegni e i ritmi di una famiglia, a chi vuole vivere un rapporto equilibrato tra lavoro e tempo libero, a chi vuole consolidare la sua presenza con l’acquisto di una abitazione nella città dove lavora.

Questi temi sono di maggior importanza per i giovani che nei diversi ruoli trovano la nostra università un luogo dove poter passare la loro vita lavorativa.

Sono giovani che hanno competenze elevate, che nella maggior parte dei casi possiedono un titolo di laurea e che spesso sia nel ruolo di ricercatore che nei ruoli di personale tecnico ed amministrativo si trovano a dover affrontare periodi anche lunghi di precarietà. Ancora oggi le donne risentono, anche nel nostro Ateneo, in termini di condizioni lavorative, di una prospettiva fortemente maschile. Una donna oggi deve poter avere figli, se lo desidera, e vedere conservato il proprio posto di lavoro, o mantenere viva la possibilità di un avanzamento di carriera, senza che il desiderio di diventare madre debba equivalere a una scelta penalizzante. In particolare una ricercatrice o una impiegata in ruoli amministrativi e/o tecnici con contratti di lavoro a tempo determinato, oggi, deve poter godere delle principali tutele. Se da un lato, infatti, le docenti con posizione di lavoro stabile godono dei diritti legati alla maternità, le precarie possono accedere all’indennità solo se in possesso di alcune tipologie contrattuali. È quindi fondamentale garantire tutele integrative per i contratti universitari che non prevedano l’indennità di maternità per i cinque mesi di astensione obbligatoria dal lavoro previsti per legge e soprattutto è necessario che il costo della maternità non venga scaricato sulle strutture periferiche che si sono fatte carico del contratto, ma che vengano in ogni caso assorbite dalle strutture centrali di ateneo, questo anche per la tutela e la tranquillità delle lavoratrici.

È altresì importante ridare dignità ai nostri giovani. Non è per loro edificante, per acquistare una piccola abitazione, dover chiedere la garanzia ai propri genitori fino ad una certa età che per alcuni arriva fino a 38-40 anni. La nostra università deve poter fare da garante anche nei confronti di istituti di credito attraverso la costituzione di un fondo di garanzia che consenta ai nostri giovani di potersi permettere l’acquisto di una prima abitazione anche sfruttando quanto previsto dal governo e dal PNRR.

Azioni

  1. Garantire per le nostre impiegate a tempo determinato gli stessi diritti di chi è assunto a tempo indeterminato soprattutto per quanto riguarda la maternità. Il nostro paese ha bisogno di nuove nascite e dobbiamo investire sulle generazioni che sono in grado di aiutarci da questo punto di vista
  2. Dar vita ad un fondo di garanzia che consenta ai nostri giovani di poter chiedere mutui e prestiti per la loro prima abitazione
  3. Far diventare la nostra università un luogo non solo di lavoro ma anche di ritrovo al di fuori dell’orario di lavoro

Attualmente non c’è una Club House o qualcosa di simile dove portare a cena un collega straniero che arriva a Padova, come la propria famiglia per incontrare le famiglie dei colleghi, in cui ci siano ogni tanto attività culturali, o solo un posto dove poter parlare di ricerca in piena libertà magari davanti ad una tazza di caffè.  Questo luogo potrebbe essere connesso alle attività dell’associazione degli Alumni, ed essere aperto non solo alla comunità accademica in modo che anch’esso, nell’informalità che lo caratterizza, possa favorire il dialogo con la società civile, il mondo dell’impresa, della scuola, della cultura.

Questo luogo potrebbe essere connotato come un ristorante family friendly, ad es. con l’aiuto dei colleghi del Corso di studio in scienze e tecnologie alimentari per sperimentare alcune innovazioni in cucina, e di scienze dell’educazione per l’accoglienza dei bambini, grazie anche agli studenti che possono svolgere alcune ore di tirocinio, ecc.

Anche la casa di Bressanone può essere maggiormente utilizzata diventando un centro culturale e di vacanze estive e invernali family friendly, per le famiglie di dipendenti, per attività laboratoriali di didattica innovativa con gli studenti.

Prevedere delle convenzioni con cliniche universitarie per migliorare l’accesso a cure dentistiche e altri tipi di cure per il personale dipendente a basso reddito e con più figli, eventualmente per gli studenti in condizioni economiche disagiate.